26 Dicembre 2013 Social Networks

Gestire i social media nella PA è una cosa seria


Barbara Collevecchio, su Twitter, segnala un il seguente tweet postato dall’account della Questura di Roma

 

Screenshot 2013-12-26 18.12.38

Il tweet è stato prontamente rimosso da chi gestisce l’account, ma – com’era inevitabile – non prima di essere stato “immortalato” da altri utenti.

Molto probabilmente si tratta di un errore  dovuto alla nuova app di Twitter per mobile che , a mio avviso, dovrebbe far riflettere su quanto sia fondamentale che una PA (al pari di un’impresa) si attrezzi per la gestione dei profili social, definendo regole precise ed evitando di affidarsi (solo) all’entusiasmo e al buon senso del funzionario addetto.

Sarebbe interessante sapere se la Questura di Roma ha una social media policy in cui è specificato:

– da quali dispositivi possono essere aggiornati gli account social dell’Ente (ad esempio, se è ammesso l’uso di un medesimo dispositivo per l’account personale e quello istituzionale);

– se esistono dei limiti ai contenuti che i dipendenti possono postare sui propri profili personali (come le battute di dubbio gusto del tipo di quella pubblicata);

– quali sono le regole per la gestione di un evento critico in un giorno festivo (come quello che si sta verificando in questi minuti con diversi utenti che discutono dell’accaduto e la Questura che – al momento – non ha neanche postato un messaggio di scuse).

La gestione degli account social di una PA è una cosa seria che richiede preparazione e organizzazione, anche per fronteggiare gli errori che – come noto – possono commettere tutti.

[UPDATE] 

La Questura di Roma ha pubblicato il seguente messaggio. Attendiamo l’esito delle verifiche.

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2 commenti su “Gestire i social media nella PA è una cosa seria

  1. Un brutto infortunio di sicuro, una specie di Justine Sacco de noantri: ma occorre considerare che nella PA non ci sono esperti in comunicazione, soprattutto negli uffici periferici, e spesso questi esperimenti sui social media sono l’iniziativa di qualche funzionario volenteroso, che magari opera da casa o dallo smartphone in quanto le politiche di alcuni ministeri (non so all’Interno, ma certo alla Giustizia) non consentono di accedere ai social dal pc d’ufficio. E sullo smartphone, lo sapete, è piu facile switchare da un account twitter ad un altro.

    Senza voler scusare certi pensieri inammissibili, voglio solo sottolineare che la richiesta di maggiore normazione, in un paese e in un settore pubblico che gronda già di circolari e regolamenti, rischia di uccidere sul nascere tentativi di affacciarsi alla modernità che comunque sono apprezzabili, soprattutto perchè nascono dal basso, in una logica bottom-up che già di suo sovverte il canone della burocrazia per cui tutto deve partire dall’alto.

    Insomma, meglio avere una PA che twitta, e che impara dai suoi errori, che fucilare sul posto chi ci ha provato, per poi ritrovarsi con i soliti vecchi burocrati attaccati alle solide certezze che offrono leggi e regolamenti (del secolo scorso).

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