L’Open Government non è una tecnologia, ma un metodo


In un articolo pubblicato su LeggiOggi.it ho provato a spiegare perchè, a mio avviso, la risposta alla crisi economica e politica che sta attraversando l’Italia può essere fornita da un “Governo aperto” e non da un “Governo tecnico”.

L’articolo potete leggerlo qui: http://www.leggioggi.it/2011/11/07/governo-tecnico-no-grazie/

Voi cosa ne pensate?

The Course-to-Co-op Lifecycle: OpenInnovation@RIT

5 commenti su “L’Open Government non è una tecnologia, ma un metodo

  1. Caro Ernesto,
    il guaio (di breve periodo) è fronteggiare i prossimi 3 mesi tra promesse da mantenere, spread sui BTP alle stelle, commissariamento delle Istituzioni internazionali; condivido le osservazioni sul governo aperto e la necessità di ricorrere quanto prima ad elezioni per avere un governo pienamente legittimato ad operare, ma se non si guida bene la nave durante la tempesta, si va a fondo. Tra scioglimento delle camere, campagna elettorale ecc. passano 3 mesi senza prendere nessun provvedimento per tamponare l’emergenza, non possiamo permettercelo. A questo scopo, serve con urgenza un governo (a termine) composto da persone competenti e capaci di affrontare il mare in burrasca al di fuori degli schieramenti presenti in parlamento con 3/4 obiettivi specifici (finanza pubblica, legge elettrorale, riforma pensioni e welfare per i giovani).
    Come sai, penso che il “Governo aperto” sia più un modello organizzativo e culturale che altro; questo si può ottenere con norme si, direttive pure e altri provvedimenti, ma in primo luogo con il necessario ricambio della classe dirigente e delle persone ai posti di comando. Temo non possano bastare 3 mesi, ma proviamoci 😉

    (il tutto in estrema sintesi)

  2. @Ugo grazie per il commento. Credo che quella dei tempi (la cantilena “non possiamo permetterci le elezioni”) sia un’alibi e non risponda a verità.
    Io sono fermamente convinto che il modello del Governo Aperto non debba essere utilizzato solo in situazioni di “normalità” (ammesso che esistano) ma anche, e forse soprattutto, nei momenti difficili della vita di un Paese.
    E comunque, su questo converrai, il Governo Tecnico in quanto “governo dei più esperti” è cosa diversa dalla “democrazia” che è il “governo del popolo” (e dei suoi rappresentanti, regolarmente eletti).
    Se poi mi dici che in questo momento la democrazia non funziona e quindi c’è bisogno di una parentesi diversa, ti posso anche seguire… ma deve essere chiaro che stiamo abbandonando il principio democratico 🙂

  3. Hai centrato il punto; è che dobbiamo proprio ricostruire delle regole democratiche assenti in questo momento. Se pensi, al di la delle teorie (sulle quali siamo in totale sintonia) che la composizione del parlamento è stabilita da 5 persone (forse anche 4, cioè i segretari dei maggiori partiti), la mia personale spiegazione è che siamo in assoluta emergenza democratica. sono d’accordissimo, solo un governo eletto ha la titolarità della denominazione “democratico”, Ma qui siamo di fronte ad un parlamento (e di conseguenza governo) di nominati, non di eletti. La faccio breve..se non cambiamo la legge elettorale (strumento per la effettiva democrazia) nella direzione della possibilità di esprimere le preferenze (simile a quella dei comuni, opportunamente adattata), continueremo a dare la delega non a 630 deputati e 315 senatori, ma a 5 padreterni che decidono le sorti del paese; chi può essere in grado di modificare la legge elettorale? solo un’iniziativa legislativa (d. legs, ecc. illuminami!) avanzata da un governo che non appartenga a nessuno schieramento politico ma di personalità esterne ed approvata dalle camere. Vedo con favore, l’intenzione di una compagine governativa che sia totalmente estranea alle forze parlamentari. Siano in un momento nel quale le basi democratiche vanno completamente ricostruite.
    Convengo sulla differenza tra governo tecnico e governo democraticamente eletto, sarei assolutamente favorevole alle elezioni, ma se penso ai prossimi 3/4 mesi senza una guida affidabile e credibile mi vengono i brividi. Siamo in una situazione economica davvero grave, fidati, le aspettative che guidano le scelte degli operatori sono pessime e giocano al ribasso, la speculazione butterebbe il paese a terra. Non sottovalutare questo aspetto…d’altronde i numeri (a me piace ragionare con dati alla mano) di questi giorni parlano chiaro. Hai visto il sali/scendi di questi giorni? 🙁

  4. @Ugo la pensiamo diversamente… non possiamo utilizzare un metodo solo quando è comodo o utile (mica c’è scritto “l’italia è una repubblica democratica solo quando non c’è la crisi economica”)… io credo davvero che questo periodo sia cruciale: dalla crisi del modello di democrazia rappresentativa o usciamo con un nuovo modello democratico oppure svoltiamo verso modelli tecnocratici o plutocratici… spero solo che non sia troppo tardi.

  5. Ernesto, non credo la pensiamo diversamente; se parliamo di modelli, teorie e pratiche la vedo esattamente allo stesso modo; sono assolutamente d’accordo che abbiamo bisogno di un sistema democratico partecipativo ed eletto; un modello “open” (passami il termine) si deve tradurre necessariamente in azioni, attraverso delle regole di funzionamento, che, allo stato, il paese Italia non mi sembra avere; …è vero, il mio è un ragionamento basato sulla contingente emergenza, ma a volte le urgenze scavalcano le visione di medio/lungo periodo e me ne rammarico.
    L’attuale sistema istituzionale italiano, se non riformato adeguatamente, è un’ostacolo al rinnovamento ed al ricambio generazionale della classe politica; vediamo se Monti, o chi per lui, sarà in grado di farlo (e in quali termini) in così breve tempo e nel 2013 potremo realmente votare per il cambiamento. Se votiamo fra 3 mesi, subito dopo ci ritroviamo con le stesse difficoltà in cui ci troviamo ora. Cambiamo le persone, il resto arriverà subito dopo…almeno spero

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