6 Novembre 2011 Segnalazioni Social Networks

L’accesso ai social networks è un diritto?


Il diritto, si sa, arriva spesso con ritardo rispetto all’evoluzione dei bisogni e della sensibilità di una collettività. E così può accadere che mentre la Banda Larga è ancora un miraggio e gli esperti dibattono sull’opportunità di inserire l’accesso al Web come diritto fondamentale, la società sia già oltre.

E’ quanto emerge dai dati del Connected World Technology Report pubblicato da Cisco dal quale si evince che circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) intervistati ritiene proprio diritto accedere ai social networks come Facebook e Twitter sul lavoro.

Tra i dati segnalati nel rapporto, mi hanno colpito i seguenti:
– l’80% dei giovani professionisti vuole scegliere i device usati per lavoro;
– il 71% degli intervistati vuole utilizzare i dispositivi aziendali anche nel tempo libero;
– il 56% dei giovani lavoratori non avrebbe accettato un lavoro da una società che vieta i social networks (o avrebbe cercato di aggirare la policy);
– il 66% degli intervistati dichiara che durante un colloquio di lavoro si informa delle politiche aziendali in materia di social networks (oltre che sullo stipendio).

Credo che siano dati importanti di cui legislatore e datori di lavori pubblici e privati dovrebbero tenere conto per evitare di perdere le risorse migliori (in quante Amministrazioni i siti di social networking sono inaccessibili?).
Non credete?

4 commenti su “L’accesso ai social networks è un diritto?

  1. Sono un convinto sostenitore che vietare il social network e/o altri siti, con esclusione dei siti porno, è una idiozia di carattere puramente limitativo atto a reprimere solo un pensiero contrario a quello del datore di lavoro. E’ assodato che in alcuni lavori lo svago sano misto al lavoro da produrre ne ha aumentato le rese del dipendente.

  2. posso capire che sia utile accedere a sn di natura “professionale” come Linkedin, per citare il primo che mi viene in mente, ma sulla valenza sociale in termini assoluti, di un facebook, ad esempio… nutro seri dubbi e se fossi un datore di lavoro, si, certamente, impedirei l’uso di Facebook sul posto di lavoro. Sul posto di lavoro… si lavora… non si chiacchiera inutilmente o si clicca su “aggiungimi, conoscimi, diventiamo amici” o altre idiozie del genere, con il rischio, aggiuntivo, di esporre informazioni sull’azienda in un luogo che è molto meno sicuro di una bettola dei bassifondi di bangkok…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Salvo dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza CC BY-NC 4.0 | Privacy policy
Designed by Lago digitale