8 Dicembre 2014 diario Miscellanea

PA (poco) Digitale, cittadini diffidenti e la missione dei Digital Champions


Giovedì scorso sono stato ospite di EtaBeta, trasmissione di Radio 1 RAI che approfondisce i temi del digitale per il grande pubblico.
Con gli amici Riccardo Luna (IL Digital Champion), Salvatore Giuliano e Silvia Vianello abbiamo parlato del progetto DigitalChampions.it e di quanto le tecnologie siano importanti per le persone, le imprese e le pubbliche amministrazioni (il podcast della trasmissione è disponibile qui, mentre qui trovate un articolo de La Stampa in cui si parla della puntata).

Si è trattato di un’occasione importantissima per provare a parlare di cultura digitale ad un pubblico di non addetti ai lavori, a quegli italiani che credono che il digitale non serva o, peggio, vada evitato. Ed infatti, nel corso della trasmissione, gli ascoltatori inviavano messaggi del tipo “non possiamo essere obbligati ad usare internet” oppure “voglio il diritto di continuare a scrivere le istanze con la penna“.
Mentre tra gli addetti ai lavori si pensa quasi esclusivamente a come digitalizzare la PA con un approccio burocratico, le persone (che magari usano pure Whatsapp e Facebook) non solo non sono consapevoli dei propri diritti digitali ad interagire con la pubblica amministrazione, ma – addirittura – non si fidano di questi nuovi strumenti, preferendo ancora gli assai poco efficienti (e scomodi) strumenti tradizionali.

Ecco io credo che il lavoro degli oltre 8mila Digital Champions che saranno nominati nelle prossime settimane da Riccardo debba iniziare proprio da qui. Senza cittadini digitali consapevoli, non potrà mai esserci una vera PA digitale.

2 commenti su “PA (poco) Digitale, cittadini diffidenti e la missione dei Digital Champions

  1. Due considerazioni.
    Per il cittadino che vuole continuare ad usare la strada analogica si può seguire il modello francese: “se la tua zona è coperta da Internet ed esiste una versione digitale del servizio che richiedi, il servizio digitale ti costa zero, quello cartaceo (visto che costa di più alla PA) ci paghi sopra la marca da bollo”.
    Sui Digital Champion il dubbio che rimane è, come possono aumentare la fiducia dei cittadini nella PA digitale quando, nella maggior parte dei casi, loro sono attori della stessa PA digitale (assessori, consulenti della PA ecc.) ? Quello dovrebbe GIA’ essere il loro mestiere, sarebbero molto più credibili dei digitalchampion provenienti dalla società civile o comunque espressione dei “portatori di interessi” dei cittadini.
    My 2c

  2. premesso che seguo il blog ed ascolto appena posso gli interventi in radio e TV, devo dire che è davvero difficile farsi ascoltare dalla PA, anche quando – come nel mio caso – riconoscono che la mia start up di pubblica utilità per la valorizzazione del patrimonio urbanistico e culturale italiano, sarebbe vantaggioso ed utile. Che dire ?

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