Posta Elettronica Certificata per tutti: storia di un fallimento annunciato


Nei giorni scorsi si è molto parlato di Posta Elettronica Certificata (PEC) in relazione all’iniziativa del Governo di regalare a tutti i cittadini che ne facciano richiesta una “casella PEC“.

E’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 119 del 25 maggio 2009) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 che detta le disposizioni per il rilascio e l’uso della casella PEC assegnata ai cittadini.

La decisione di regalare la PEC era stata già presa nell’ambito della Legge 28 gennaio 2009, n. 2 che ha convertito il c.d. “Decreto Anticrisi” (Decreto Legge 29 novembre 2008, n. 185). In particolare, l’art. 16-bis, comma 5, prevedeva che “per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni, previsti dal codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai cittadini che ne fanno richiesta e’ attribuita una casella di posta elettronica certificata“. Lo stesso articolo, al comma 7, prevedeva che le modalità di rilascio e di uso della casella PEC sarebbero state definite con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Come innanzi accennato, dopo l’esame in Conferenza Unificata Stato-Regioni, il Decreto è stato emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Vediamo, in concreto, cosa prevede.

Ogni cittadino maggiorenne, che ne farà richiesta, potrà ottenere gratis (“senza oneri”) un indirizzo di posta elettronica certificata.
La procedura per l’assegnazione consta di due fasi: a) una registrazione via web mediante l’inserimento dei propri dati e la scelta della password; b) terminata positivamente la registrazione, il cittadino dovrà recarsi presso un ufficio pubblico per l’attivazione munito di un valido documento di riconoscimento e del documento recante il codice fiscale. Gli uffici verificheranno la correttezza dei dati e consegneranno al richiedente le credenziali di accesso al servizio PEC.

Da quel momento, però, il cittadino dovrà essere consapevole che l’indirizzo di posta elettronica certificata diventa l’indirizzo valido ad ogni effetto giuridico ai fini dei rapporti con tutte le pubbliche amministrazioni italiane, arrivando – di fatto – a sostituire quello fisico della residenza (o del domicilio).
Infatti l’art. 3, comma 4, Dpcm 6 maggio 2009 prevede che

“La volontà del cittadino espressa ai sensi dell’art. 2, comma 1, rappresenta la esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da
parte delle pubbliche amministrazioni di tutti i provvedimenti e gli atti che lo riguardano”

Appare ora chiaro come la PEC non sia davvero gratis; il cittadino non paga un prezzo pecuniario per l’attivazione e l’uso, ma in cambio presta il consenso a ricevere gli atti esclusivamente via posta elettronica. A mio parere si tratta di una vera e propria “controprestazione” e la pubblicità che viene fatta di questa iniziativa rischia di essere ingannevole!
Questa norma smaschera un bluff: la PEC non serve allo stato per avere una PA digitale ma solo per risparmiare i costi del cartaceo e delle notifiche. Ancora una volta il centro non è il cittadino ma la Pubblica Amministrazione e le sue esigenze.

La posta elettronica certificata, infatti, non è sufficiente per l’invio di istanze visto che l’art. 4, comma 4, del Dpcm dispone che le Amministrazioni continuano “a richiedere la sottoscrizione con firma digitale” (che però lo Stato non regala insieme alla PEC).

Il Decreto 6 maggio 2009 prevede, inoltre, che – così come già previsto dal CAD – le PA attivino almeno una casella di PEC il cui indirizzo deve essere comunicato al CNIPA che istituirà una vera e propria rubrica pubblica con gli indirizzi delle Amministrazioni italiane.
In realtà già dal 1° gennaio 2006 la PEC è obbligatoria per le PA italiane e gli indirizzi avrebbero dovuto essere pubblicati sui siti internet delle stesse ma si tratta di una norma violata dalla quasi totalità delle Amministrazioni.

Un ultimo cenno merita l’art. 6 Dpcm 6 maggio 2006 che si occupa dell’assegnazione della casella PEC ai dipendenti pubblici. Già l’art. 16-bis comma 6, della Legge n. 2/2009 prevedeva che le Amministrazioni usino la Posta Elettronica Certificata per “le comunicazioni e le notificazioni aventi come destinatari dipendenti della stessa o di altra amministrazione pubblica“; tale norma comporta, quindi, che ai dipendenti pubblici venga attribuita una casella PEC. Occorre fare attenzione però: al momento dell’assegnazione verrà richiesto se “utilizzare la stessa ai fini di cui all’art.16-bis, comma 6“. Tradotto dal giuridichese, in caso di assenso, ciò comporterebbe che il dipendente dell’Amministrazione Comunale di Roma presterebbe il consenso a ricevere la notifica di qualunque atto al proprio indirizzo di ufficio, comprese – ad esempio – i verbali di contravvenzione elevate dal Comune di Milano.

Il Decreto prevede, infine, che per la scelta del soggetto privato che fornirà allo Stato il servizio di PEC per i cittadini sia attivata apposita procedura di gara, sulle cui problematiche si è già espresso in modo totalmente condivisibile l’amico Guido Scorza, al cui articolo rinvio.

In questa sede mi permetto solo alcune brevi riflessioni.
L’assegnazione della PEC a tutti i cittadini, pur governata dai migliori propositi, richia di diventare l’ennesimo fallimento della PA digitale italiana.

La PEC è stato un flop clamoroso e non possiamo nascondercelo: non la usano nè i cittadini, nè le imprese, nè le stesse Pubbliche Amministrazioni. E non è un problema di costi: tutti noi usiamo un PC ed una connessione che hanno un costo, senza bisogno che lo Stato ce le regali, semplicemente perchè si tratta di tecnologie utili di cui sentiamo il bisogno.
Così non è per la PEC e una politica di innovazione seria dovrebbe dovrebbe prevedere un monitoraggio dei dati d’uso.
Da tale monitoraggio emergerebbe che si tratta di un modello che va abbandonato. Insistere su questa strada e investirci altre risorse non può che condurre ad un nuovo fallimento.

18 commenti su “Posta Elettronica Certificata per tutti: storia di un fallimento annunciato

  1. L’unica osservazione condivisibile è quella relativa al contenuto della e-mail che dovrebbe essere sottoscritto digitalmente. E’ questo il vero problema!!!
    La firma digitale è il vero flop e non la PEC.
    Tutti saprebbero usare la PEC. E’ semplice ed intuitiva e non comporta corsi di formazione.
    Le regole per l’utilizzo sono chiare e facilmente comprensibili.
    Il vero problema è la firma, la sua reale validità giuridica immediata e temporale, la necessità di conservazione nel tempo, il suo concreto utilizzo (smart card, token, attached, detatched, Adobe o Microsoft).
    E’ in quest’ambito che il legislatore dovrebbe concentrarsi!!!

  2. Mi permetto di far notare come la PEC sia una invenzione tipicamente italiana.
    Come mai nessuno ne sente il bisogno se non noi?
    Senza dubbio la firma digitale e la modalità con cui questa si applica ai vari documenti e mail è di gran lunga più efficace e logica rispetto a stranirsi con posta elettronica diversa e particolare…..
    Grazie per l’ottimo post totalmente condivisibile.

  3. La pec è un ottimo strumento solo se tutti la usano, oltre che essere un risparmio di carta per lo stato vale anche per il consumatore (carta, file alle poste, benzina…) e poi non è vero che solo noi italiani la usiamo perchè cè una legge che obbliga le nazioni europee ad adoperarla noi l’abbiamo introdotta prima.

    1. @Emanuele, concordo che la PEC funziona solo se tutti la usano … il problema è proprio quello: non la usa nessuno 🙂
      Negli altri Paesi si usano (con successo) altri standard, forse sarebbe saggio imparare dagli altri.

  4. OK per ora non la usa nessuno… purtroppo ancora qualcuno non sa nemmeno cosa sia… piano piano prenderà sempre più piede e ahimè solamente fra qualche anno tutti la useranno anche se penso che la mail tradizionale non sparirà mai! La PEC sarà utilizzata solo per invio fatture, documenti, solleciti ecc. ecc.

  5. Dove posso procurarmi una PEC gratuita?

    Una volta ottentuta potrò inviare una domanda per una concessione edilizia via PEC con i documenti allegati firmati digitalmente.
    60 giorni più tardi potrei cominciare a costruire (tacito consento), se la P.A. non ha risposto ?

  6. Un’ennesima delusione tipicamente italiana; la settimana scorsa ho attivato la Pec, prima tramite internet mediante il sito dell’Inps, in seguito presso la sede dell’Inps di Collegno e fin qua tutto a posto: scarico la posta e mi arriva quasi subito la conferma dell’attivazione della casella Pec; dovevo inviare una mail all’Asl di Biella per il rinnovo della patente, ho cercato sul sito http://www.indicepa.gov.it/ ente governativo, e mediante il motore di ricerca interno ho trovato la Pec dell’asl di Biella; scrivo la mia mail invio e: sorpresa! il server mi risponde che l’indirizzo di posta al quale ho inviato la mail non è un indirizzo delle pubbliche amministrazioni!!! Sarà per caso, l’Asl di Biella, stata venduta ad un privato? Alle frontiere dovrebbero obbligatoriamente mettere un cartello con la seguente dicitura: BENVENUTI NEL PAESE DEI BALOCCHI. Che tristezza.

  7. Tirando un pò le somme di quelli che sono i numeri della PEC: nel 2009 la registrazioni di domini di posta certificata è cresciuta del 216%, toccando quota 70 mila, per un totale di oltre un milione e 350 mila caselle complessive (+350%). Anche il numero di messaggi scambiati è cresciuto di più del 40%.

    L’incremento di scambio di messaggi di posta elettronica certificata è aumentato in maniera molto minore rispetto alla crescita delle caselle di pec, dipende forse dalla poca informazione che l’utente ha in merito a questa tipologia di posta elettronica?

  8. @Pec Wineuropa fino ad adesso poteva anche trattarsi di poca informazione, ma dopo il PEC-DAY sicuramente i cittadini sono stati portati a conoscenza dell’esistenza dello strumento…nei prossimi mesi valuteremo se l’hanno ritenuta uno strumento valido o meno.

  9. Sono contrario alla PEC per tutte le conseguenze negative che si rivoltano contro al cittadino …basta saper ragionare bene.

    Si dice che c’è un risparmio della carta
    …su questo punto invito tutti a riflettere perchè ragionando bene si scopre che non è VERO.
    per una logica molto semplice e stringata
    se c’è biosgno di carta c’è bisogno di legno e cellulosa se tolgo la carta viene meno il bisogno della materia prima il legno e Cellulosa in teoria non si tagliano gli alberi per produrre carta

    MA SI ABATTERANNO PER PRODURRE QUALCOSA DI MOLTO PIU’ NEGATIVO!!!!
    chi li coltivava per la carta ora deve cambiare produzione se vuole campare !!!
    con le relative conseguenze !!
    UP PC per produrlo e per farlo funzionare
    e rotamarlo alla fine.
    quanta energia devo consumare !!!!
    MA MOOOOLTO DI PIU’ CHE AVERE LA CARTA NON BISOGNA AVERE UNA LAUREA PER CAPIRE QUESTO.
    SVEGLIATEVI !!!

  10. molte critike le condivido…. ma qll ke mi dà + da fare è qst: io ho già attivato la mia casella su “gov.it” e ora x comunicare con i privati (datori di lavoro, assicurazioni, banke, professionisti, aziende eccc…) devo attivarne un’altra!?
    ke poi e’ a pagamento!!!
    ma non potevano farne una UNIFICATA???
    voi cosa ne pensate?

  11. @freddie: appena caduto nello stesso errore! ho attivato la pec su postacertificata.gov.it, stampato i biglietti da visita e… la posta non viene mandata tra “semplici” cittadini, anche se si scrive alla loro PEC!!! Ho chiamato il call-center e mi hanno detto che la pec di gov.it e’ SOLO ed ESCLUSIVAMENTE per parlare con la P.A. italiana… tocca attivarne un’altra a pagamento… le solite cazzate all’italiana…

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