Il Codice dell’Amministrazione Digitale è stato abrogato?


Nelle ultime due settimane si è acceso un interessante dibattito sui fallimenti dell’e-goverment italiano che si sta arricchendo di autorevoli contributi. Negli ultimi anni gli sforzi per l’informatizzazione della PA sono stati assai rilevanti: si pensi che l’impegno di spesa per l’acquisto di beni e servizi informatici soltanto nel 2006 ha raggiunto la cifra di 1.620 milioni di euro.
Tuttavia, a fronte di tali investimenti, non si è assistito ad una vera digitalizzazione dell’attività amministrativa.

Gli errori che hanno determinato e continuano a determinare il fallimento delle politiche di innovazione della PA sono tanti: scarsa sensibilità politica nei confronti di questo tema , scelte sbagliate, forti resistenze del settore pubblico; tutti profili che hanno causato un grandissimo ritardo dell’Italia rispetto agli Stati in cui l’Amministrazione Digitale è già realtà.

Da avvocato quale sono, però, la mia valutazione è rivolta principalmente all’aspetto giuridico-normativo relativamente al quale la valutazione è semplice. In Italia l’e-government è legge da ormai tre anni, da quando, cioé, è stato adottato il Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) che ha introdotto alcuni interessantissimi principi e diritti (come il diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con le Pubbliche Amministrazioni).

Non credo di esagerare se scrivo che il Codice dell’Amministrazione Digitale è una delle norme meno applicate e conosciute dell’intero ordinamento giuridico italiano.

Gran parte delle Amministrazioni ne ignora i contenuti e gli obblighi (di adeguamento tecnologico ed organizzativo) ed anche  laddove è conosciuto non viene applicato. La prova è nel fatto che i servizi on line sono ancora una chimera: secondo un’indagine di SDA Bocconi, a fronte di una domanda sempre più vivace (secondo dati Istat riferiti al 2006 il 46,1% degli italiani utilizza il computer, e metà di questi tutti i giorni, anche se con una certa disomogeneità territoriale), quello che i Comuni – tutti dotati di un sito internet – riescono ad offrire ai cittadini è soprattutto informazione (96%) e interattività limitata, nella forma di possibilità di invio di mail o presenza di forum (89%), mentre sono ancora rari i servizi che consentono di concludere transazioni (21%).

I cittadini e le imprese non conoscono i loro nuovi diritti e, quindi, non si attivano per farli rispettare. Basti pensare che a quasi tre anni dall’entrata in vigore della norma non c’è ancora giurisprudenza sul CAD; in un Paese dal tasso di litigiosità elevatissimo, è un dato che deve fare riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti della PA di quanto previsto dal CAD.

Anche il legislatore, e questo è ancor più grave, si comporta come se il Codice non esistesse; con grande stupore ho letto che nel Decreto del Ministero della Giustizia 17 luglio 2008 (nuove regole del Processo Telematico) all’art. 2, comma 1, lett. g) parlando di firma digitale si fa riferimento al D. Lgs. n. 10/2002 ; tale decreto, infatti, non è più vigente perchè abrogato proprio dal CAD.

Ritengo quindi giusta l’idea, autorevolmente sostenuta, di ripartire dal CAD per rivitalizzare l’E-gov italiano in quanto è l’unica strada giuridicamente attuabile. Bisogna affermare con risolutezza, infatti, che le Amministrazioni (di tutti i livelli) sono obbligate ad applicare il Codice: le norme sono ormai vigenti e, quindi, cogenti per le PA che devono rispettarle al fine di evitare contenzioso e responsabilità.

L’unica strada legittima per non applicare il CAD è abrogarlo.

18 commenti su “Il Codice dell’Amministrazione Digitale è stato abrogato?

  1. Dal 21 ottobre la regione lombardia farà trovare in edicola un lettore di smart card (non so a che prezzo ma loro dico “conveniente”) in modo che sia possibile utilizzare la carta dei servizi che tutti i lombardi hanno già in tasca da tempo. ( ma che usano solo in ospedale invece che dare i dati a voce).
    Speriamo sia un passo avanti per costringere poi il resto delle PA ad adeguarsi.

  2. ho verificato che invece la regione Friuli Venezia Giulia prevede l’invio gratuito di un lettore smart card ad ogni nucleo famigliare che ne faccia richiesta.
    Chissà quanti ne hanno fatto richiesta? perchè se pochi sono intenzionati ad usarlo ovviamente le PA non sentono la necessità di adeguarsi.

  3. @ Felter Roberto
    Si tratta sicuramente di lodevoli iniziative, ma il problema non è più la dotazione informatica ma i servizi. Mi spiego meglio: una volta che le famiglie avranno preso il lettore di smart card a quali servizi potranno accedere? E sopratutto perchè le Amministrazioni non informano i cittadini che è un loro diritto pretendere l’erogazione di servizi on line?

  4. io ho l’impressione che il problema sia proprio far prendere coscienza ai cittadini dei lori diritti.
    Se mi viene dato un lettore mi viene naturale domandarmi “per farne cosa”? A questo punto diventa visibile la carenza della PA e quindi più probabile uno sviluppo in quella direzione.
    E’ sempre la legge della domanda e dell’offerta. Oggi c’è ancora troppo poca domanda di servizi online alla PA perchè la PA vada in quella direzione. Una distribuzione capillare di strumenti potrebbe essere la base per l’aumento della richiesta di servizi.

  5. L’e-government italiano sta fallendo (è già fallito)? anche per la tenace, ottusa, resistenza di quanti dovrebbero applicarlo. Parlo dei dirigenti della PA che spesso non sanno usare la mail (firma digitale? cos’è?) e di tanti funzionari e impiegati che hanno il computer collegato alla rete della amministrazione di appartenenza ma poi continuano a chiedere al cittadino di compilare moduli e moduli in cui si devono dimostrare circostanze (esistenza in vita, cittadinanza, eccetera) che sono già lì, nel database. Potrei raccontarvi esperienze allucinanti, vissute in prima persona, ma non voglio tediarvi. Non c’è codice che tenga se poi non si decide – come nel caso delle Camere di Commercio a proposito della trasmissione dei bilanci delle società – che l’unico mezzo è quello telematico. E’ vero, ci sono state una o due proroghe ma poi si è fatto così. Non si può lasciare scelta al burocrate o all’amministrazione, altrimenti continuerà la libidine della carta copiativa, del timbro, della coda, della firma…..

  6. @ Pino Bruno
    Proprio per ovviare alla resistenza del settore pubblico si è scelto di obbligare le Amministrazioni ad essere digitali.
    E’ proprio questa una delle più importanti novità del Codice: assegnare diritti ai cittadini che possono, ormai, pretendere l’uso dell’informatica e della telematica dalla PA.
    L’attuazione del Codice passa, quindi, anche dalla consapevolezza che i cittadini hanno dei propri diriti.

  7. Caro Ernesto, io “pretendo l’uso dell’informatica e della telematica nella PA”, ma senti cosa mi è successo appena ieri, perchè – come sai bene – i principi e gli scenari teorici si scontrano con una realtà molto analogica e desolante:

    la badante di mia madre, rumena, cittadina europea, è regolarizzata fin dall’inizio della sua attività. Pago stipendio sindacale e contributi. Da mesi la signora non riusciva ad ottenere la tessera sanitaria. La sbattevano come un polpo dall’Agenzia per l’Impiego alla Asl. Avanti e indietro. “No, questo documento non va bene”. “Torni all’agenzia per l’impiego, manca un timbro” e così via. Ieri ho preso un giorno di permesso in redazione ed ho accompagnato la signora Daniela nei vari uffici. Il fatto è che la PA (in questo caso Impiego e Asl) non dialogano tra loro. Usano i computer ma le reti, evidentemente, non sono collegate. La libidine del timbro e della firma dilaga. Alla fine ho chiesto in ginocchio di timbrare comunque (anche se non era necessario) un modulo compilato sul PC. Ho portato il modulo alla Asl e l’impiegata dello sportello ha rilasciato la tessera sanitaria solo perchè ha visto che c’era il timbro. Ho cercato di spiegarle che era una procedura superata, le ho parlato del Codice dell’Amministrazione Digitale, delle circolari del CNIPA, eccetera. Mi ha guardato come se fossi appena sbarcato da Marte…

  8. @ Pino Bruno

    Ti capisco perfettamente: quello da te rappresentato non è un caso isolato ma quello che accade nella stragrande maggioranza degli uffici pubblici. Ed è proprio per questo che credo che i cittadini giochino un ruolo importante nel processo di digitalizzazione; pretenderla dalla PA significa mettere dirigenti e funzionari davanti alle loro responsabilità.
    Negli uffici i cittadini vengono trattati ancora come sudditi e non come utenti; si tratta di veri e propri soprusi e come tali devono essere perseguiti.

  9. @ Ernesto Belisario

    La mancata applicazione della norma ha prodotto un ulteriore e forse irrecuperabile ritardo.
    La capacità interlocutoria del personale e dei dirigenti amministrativi, parlo di semplice comunicazione interpersonale, non si adegua al nuovo modo di comunicare (paritetico e non gerarchico) che l’uso del web richiede per poter essere creativo e innovativo.
    Quel tipo di ritardo non potrà essere recuperato con un approccio normativo.
    Proviamo a dire perché?
    Il Web non è stato prodotto nè da un Business Plan, nè da un’attività di gruppo condotta nell’ambito di Termini di Riferimento prestabiliti e concordati tra i partecipanti.
    Se il perché, così formulato, dice qualcosa .. come la mettiamo adesso?

  10. @ Luigi Bertuzzi
    Luigi, da studioso delle dinamiche amministrative, devo dirti che il ritardo della PA sebbene grave è fisiologico e spiegabile oltre che superabile.
    Le norme possono soltanto accelerare determinati comportamenti … ma, come tu giustamente osservi, le tecnologie non le ha create il legislatore che è soltanto intervenuto successivamente (con ritardo) a regolamentare solo alcuni aspetti. Ubi societas ibi jus.
    Concordo con te, l’approccio normativo non deve essere totalizzante… non devono essere trascurati altri due fondamentali livelli: quello tecnologico e quello organizzativo.
    Qualunque approccio che non affronti in modo integrato tutti questi tre nodi è perdente in partenza.

  11. @ Ernesto Belisario
    Ernesto, certo prima o poi avremo accesso online anche alla PA.
    Il problema però, se interpreto bene (la “dissonanza” tra ??) l’evoluzione della tecnologia in questione e il modo in cui si è materializzato il Web, lo farei partire dalla capacità di prendere un approccio organizzativo “dal basso” e .. dalla difficoltà di spiegare e far capire cosa significa, in termini pratici, “prendere un approccio organizzativo dal basso”.
    Una possibile sede per sviluppare un discorso chiarificatore mi sembra sia il Gruppo Neutralità della Rete
    http://innovatori.ning.com/group/netneutrality
    Considerati invitato da me, appena mi fai avere l’email via Skype chat o Twitter DM 🙂

  12. @ Luigi Bertuzzi

    Come sai, condivido pienamente l’ottica degli approcci “dal basso” e mi sono iscrittto al gruppo su innovatori.

    Ti segnalo che ho scritto qualcosa in materia di net neutrality sul wiki dell’Istituto per le politiche dell’innovazione. Mi farebbe piacere se mi dicessi cosa ne pensi 🙂

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