4 Giugno 2012 E-government Segnalazioni

Niente PEC, siamo PA


La Posta Elettronica Certificata è un’anomalia italiana.
Contrariamente a quanto accade nella gran parte dei Paesi del Mondo – nei rapporti tra PA, cittadini e imprese – il legislatore non ritiene sufficiente l’uso delle mail c.d. “ordinarie” (quelle che utilizzano quotidianamente per comunicare con tutti gli altri).
Non sono sufficientemente sicure per un sistema burocratico pieno di norme e cavilli come il nostro“, ci hanno detto.
Per questo motivo, il legislatore ha inventato la PEC, introducendola con il DPR n. 68/2005.
Progressivamente, la PEC è diventata lo strumento preferenziale di comunicazione tra PA e utenti e diverse categorie di soggetti (tra cui professionisti e imprese) sono stati obbligati ai dotarsi di questo nuovo strumento. Il Governo ha poi deciso anche di “regalare” a tutti i cittadini che ne facciano richiesta un indirizzo PEC (in realtà si chiama CEC-PAC, indirizzo per le comunicazioni certificate tra PA e cittadini).
Sembrerebbe tutto pronto, finalmente, per le comunicazioni digitali. Peccato, però, che le PA non utilizzino questo strumento (per i motivi più diversi).
E non accade solo negli uffici di piccoli comuni, ma anche nei grandi Ministeri (che pure dovrebbero essere attrezzati).
Basi pensare alla procedura (segnalatami da un amico) per l’invio delle domanda di selezione/partecipazione per i corsi abilitanti all’insegnamento.
Chi si colleghi alla pagina https://tfa.cineca.it troverà questo avviso

Avviso Importante
Gentili candidati,
vi preghiamo di non utilizzare indirizzi di posta elettronica certificata (PEC) o indirizzi per la comunicazione elettronica certificata tra PA e cittadino (CEC-PAC), perché non vi assicuriamo l’arrivo delle credenziali.

Niente PEC, siamo PA

Avete letto bene: ci hanno detto che la PEC era un sistema sicuro…e ora scopriamo che è talmente sicuro che non si interfaccia con le altre soluzioni informatiche in uso alla PA.
Ormai siamo alle comiche!

10 commenti su “Niente PEC, siamo PA

  1. fa piacere leggere (finalmente) anche su blog molto seri come il tuo notizie del genere, perché è utile che la maggior parte dei cittadini contribuenti comprendano il vero “costo” di questa farsa digitale (senza soffermarmi oltre sul costo oramai irrecuperabile dei consulenti in giacca e cravatta che a suo tempo hanno contribuito a “pensare” questa oscenità – appunto, tutta italiana).

  2. Pingback: www.blog-news.it
  3. Per esperienza diretta i piccoli Comuni non tengono in nessun conto le mail “ordinarie”, le PEC hanno qualche piccola speranza di essere prese in considerazione.
    Sono favorevole alla PEC.

  4. vorrei far presente che: 1) l’annuncio di cui sopra non dice che la PEC o la CEC-PAC non funziona, dice invece di non utilizzarla per quel determinato impiego.
    2) a differenza di un indirizzo di posta tradizionale, il quale “interopera” sia con normali lettere che con lettere raccomandate A/R, gli indirizzi di tipo sopra citato hanno delle regole di “interoperabilità” e dovrebbero esere utilizzati solo per quel tipo di impiego.
    Cordiali Saluti

  5. riguardo le compagnie telefoniche e l’enel, ad esempio, io l’ho già segnalato, sia all’autorità garante per le comunicazioni che alle dirette interessate. ovviamente silenzio assordante da parte di tutti. a chi ci si deve, altrimenti, rivolgere ?

  6. Concordo con Ernesto (spero non me ne voglia per il “tu”): finchè la normativa sarà quella che è non ci sono alternative legittime alla PEC. Anzi, perseveriamo: il decreto semplificazioni (d lgs 5/2012, art. 8, c 1) impone la pec come mezzo esclusivo per l’invio telematico delle istanze di partecipazione ai concorsi pubblici visto che ai sensi dell’art. 65 del cad pochi enti si sono dotati di misure alternative (sito istituzionale dedicato, comma 2/ carta nazionale dei servizi, comma 1-b). Direi che la burocrazia “analogica” è finalmente diventata digitale anzi born digital.

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