27 Novembre 2014 diario

La PEC e il bureaucratic divide


Qualche giorno fa sono stato – come utente – nell’Ufficio Protocollo di una grande PA.
Per curiosità (professionale), ho chiesto all’addetto come protocollasse le PEC e lui – con naturalezza – mi ha risposto:

Stampo la PEC, sul foglio di carta metto il timbro e il numero di protocollo. Infine scansiono tutto perché abbiamo il protocollo informatico e cancello la PEC… sa, per evitare si riempia la casella“.

Non essendo in quell’ufficio per corsi o consulenze, ho depositato l’atto e sono andato via, ma – dentro di me – pensavo:
a) si tratta di un comportamento ai limiti della “perversione”: ho già un documento informatico da protocollare in digitale, ma mi ostino comunque a stamparlo;
b) questo modo di protocollare è evidentemente più oneroso per l’amministrazione;
c) alla fine, non viene acquisito al protocollo l’originale informatico del documento, ma una sua copia (peraltro senza certificazione di conformità).

Quest’esperienza, oltre a finire di diritto in #padaincubo, è una più evidenti rappresentazioni di quello che chiamo “bureaucratic divide“: la difficoltà (tutta culturale) di chi lavora nella PA a cambiare prassi e processi.

Non bastano norme e tecnologie per digitalizzare il settore pubblico, se non si investe in una massiccia opera di alfabetizzazione/formazione sulle norme (CAD per molti dipendenti pubblici è ancora un acronimo misterioso) e di promozione della cultura digitale.
La vera riforma della PA deve partire (anche) da qui.

 


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5 commenti su “La PEC e il bureaucratic divide

  1. Già che siamo in tema diciamola tutta: anche la PEC non ha nessun senso di esistere.

    la PEC è la versione elettronica della raccomandata con ricevuta di ritorno, fa solo quello e la firma digitale è un qualcosa a parte che non necessita per forza della PEC.

    Tutto il mondo comunica col proprio governo con semplici email, noi no, abbiamo dovuto inventare la pec, standard solamente in italia; gestita solamente da pochi provider che si devono registrare nell’elenco del governo e che ovviamente si fanno pagare, per una cosa che altrimenti sarebbe gratuita da un pezzo.

    Insomma devi avere due email, quella normale che ha tutto il mondo e quella PEC unicamente per parlare con la PA.

    Se ti arriva una mail sulla PEC fa fede la data di ricezione, mica la data di eventuale lettura quindi, prega non ti arrivino mentre sei in ferie che ne so all’estero e avevi lasciato il portatile a casa; e con la raccomandata classica almeno tornava indietro o faceva fede quando la andavi a prendere, con la PEC no.

    Si poteva risolvere in altro modo? si, ma al solito bisogna complicare le cose e “aiutare” gli amici.
    La semplificazione dovrebbe essere mentale altrimenti facciamo altro che portare le procedure burocratiche in digitale; sto aspettando con tripudio il momento in cui mi chiederanno di inviare il documento in triplice copia allegandolo tre volte.

  2. Vero, in parte. A me, dirigente di un ente pubblico, capita invece di incontrare professionisti e operatori economici che non sanno ancora cosa sono pec e firma digitale e, pur avendone “sentito parlare”, si presentano tutti i giorni con i fogli di carta da protocollare…il “divide” è indubbiamente democratico, non fa distinzioni

  3. Partecipo da anni a Bandi/Avvisi di gara per l’affidamento di incarichi professionali (sono Architettto). Nei bandi, ultimamente, si chiede molto di più, a volte anche esclusivamente, l’invio della documentazione a mezzo PEC. Nei bandi dove questo non è specificato ci troviamo sempre a subire il libero arbitrio, di chi si trova dall’altra parte, a volte viene accettata a volte no, e in questo caso ci è stato risposto così: “in relazione alla sua richiesta di inserimento nell’elenco di prestatori di servizio di questo Ente, si comunica che la stessa deve essere inoltrata solo a mezzo Raccomandata A/R, entro il 23 dicembre 2014, come specificato a pag. 4 del Bando. Pertanto non si terrà conto dell’invio tramite PEC.” Addirittura il solerte funzionario mi ha telefonato per sollecitarmi l’invio con posta tradizionale, io ho sostenuto che la PEC equivale all’invio con Raccomandata e i documenti allegati sono stati firmati digitalmente, mi ha risposto: “che non si possono mettere a stampare tutte le domande e i documenti allegati!!”

  4. Partecipo da anni a Bandi/Avvisi di gara per l’affidamento di incarichi professionali (sono Architettto). Nei bandi, ultimamente, si chiede molto di più, a volte anche esclusivamente, l’invio della documentazione a mezzo PEC. Nei bandi dove questo non è specificato ci troviamo sempre a subire il libero arbitrio, di chi si trova dall’altra parte, a volte viene accettata a volte no, e in questo caso ci è stato risposto così: “in relazione alla sua richiesta di inserimento nell’elenco di prestatori di servizio di questo Ente, si comunica che la stessa deve essere inoltrata solo a mezzo Raccomandata A/R, ……….. Pertanto non si terrà conto dell’invio tramite PEC.” Addirittura il solerte funzionario mi ha telefonato per sollecitarmi l’invio con posta tradizionale, io ho sostenuto che la PEC equivale all’invio con Raccomandata e i documenti allegati sono stati firmati digitalmente (come prevede il Codice dell’Amministrazione Digitale), mi ha risposto: “che non si possono mettere a stampare tutte le domande e i documenti allegati!!”e non finisce qui…ho provato poi a contattare http://www.lineaamica.gov.it (portale del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione) ponendo questi quesiti, ti mettono a disposizione un numero verde, una chat, una mail…..alla fine, in breve, le risposte (oltremodo generiche ed evasive) e che si può FARE RICORSO!!!

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